Gli americani stanno attaccando l'iran?
Executive summary
No: al momento (inizio gennaio 2026) gli Stati Uniti non stanno conducendo un attacco militare in corso contro l'Iran, ma esistono precedenti recenti di azione militare statunitense in Iran e un clima di minacce, deterrenza e rischio elevato che rende la situazione volatile e suscettibile di rapidi cambi di passo [1] [2] [3].
1. Cosa è già successo: attacchi americani a bersagli nucleari nel 2025
Nel giugno 2025 gli Stati Uniti hanno condotto attacchi diretti contro siti nucleari iraniani — operazione che nella ricostruzione pubblica ha incluso bombardamenti contro Fordow, Natanz e Isfahan con bombe penetranti e missili lanciati da assetti statunitensi — un precedente che ha trasformato il quadro strategico nella regione e che molte fonti citano come prova che la Casa Bianca è disposta a usare la forza contro l’Iran [1] [4].
2. La situazione oggi: minacce, retorica e assenza di nuovi raid confermati
Nei primi giorni di gennaio 2026 la retorica è stata fortissima — il presidente Trump ha avvertito che gli Stati Uniti sarebbero «locked and loaded» e pronti a intervenire se le forze iraniane avessero represso con violenza i manifestanti, e i funzionari statunitensi hanno fatto dichiarazioni pubbliche di sostegno ai dimostranti — ma le principali agenzie internazionali e i think‑tank non riportano nuovi attacchi militari in corso attribuiti agli USA in questo periodo; gli analisti avvertono però di un rischio accresciuto di azione statunitense se le proteste dovessero degenerare [2] [5] [3].
3. Perché Teheran teme un attacco e come reagisce
L’Iran percepisce la combinazione di precedenti attacchi, dichiarazioni pubbliche americane e la cooperazione militare con Israele come motivo per aspettarsi interventi futuri; funzionari iraniani hanno accusato Stati Uniti e Israele di interferenza nelle proteste e alcuni leader iraniani hanno minacciato risposte preventive contro minacce ritenute reali, indicazioni che alimentano una dinamica di escalation reciproca [6] [7] [8].
4. Valutazioni degli analisti e segnali di rischio
Gruppi di analisi geopolitica e sicurezza (BMI, ISW, Critical Threats, Soufan Center) segnalano che la combinazione di crisi economica, diffuse proteste e l’esistenza di capacità militari statunitensi in teatro aumenta la probabilità di azioni statali contro l’Iran nel primo trimestre del 2026, non come affermazione che un attacco sia in corso, ma come valutazione del rischio se gli eventi dovessero evolvere negativamente [3] [9] [10] [8].
5. Divergenze nella narrazione e interessi nascosti nelle fonti
Le ricostruzioni variano: testate filo‑occidentali sottolineano le minacce iraniane e il sostegno americano ai dimostranti, mentre fonti regionali e iraniane parlano di interferenza straniera e provocazione; alcune analisi enfatizzano il ruolo di Israele o l’effetto deterrente delle azioni passate degli USA [4] [11] [12]. Le agende politiche — domestiche e alleate — possono influenzare la scelta di insistere su prognosi bellicose o rassicuranti: alcune dichiarazioni di politici e senatori statunitensi che minacciano ulteriori attacchi se l’Iran riprende l’arricchimento o i programmi missilistici vanno lette anche nel contesto di pressione interna e alleanze strategiche [13] [11].
6. Conclusione: stato attuale e cosa monitorare
Lo stato attuale è di tensione elevata, con precedenti concreti (attacchi del 2025) e minacce pubbliche nel gennaio 2026, ma senza evidenza di un’offensiva americana in atto contro l’Iran nei giorni coperti da queste fonti; la traiettoria dipenderà da due fattori chiave da monitorare: l'entità della repressione interna iraniana contro i manifestanti (che gli USA hanno detto potrebbero provocare una risposta) e decisioni politiche di Washington o dei suoi alleati regionali che potrebbero trasformare la retorica in operazioni militari [2] [14] [3].