Come sta reagendo il governo del Venezuela?
Executive summary
Il governo venezuelano ha risposto all'operazione militare statunitense con una condanna netta parlando di «gravissima aggressione militare», ha dichiarato lo stato d’emergenza e ha messo in campo misure istituzionali e di sicurezza per presentare un'immagine di continuità del potere, nominando la vicepresidente Delcy Rodríguez come presidente ad interim secondo la Corte Suprema e chiedendo un intervento dell'Onu e dell'Osa per denunciare la violazione della sovranità nazionale [1] [2] [3]. Parallelamente la risposta include un mix di repressione interna — arresti di giornalisti e restrizioni alle proteste — e appelli alla mobilitazione popolare e internazionale, mentre il governo accusa gli Stati Uniti di voler controllare le risorse energetiche del Paese [4] [5] [6].
1. Denuncia pubblica e ricorso alle istituzioni statali
Il primo atto dell'esecutivo è stato di definire l'azione statunitense un'aggressione unilaterale e di proclamare lo stato d'emergenza, chiedendo la convocazione del Consiglio di Sicurezza dell'Onu e sollevando l'allarme sulla violazione dell'articolo di sovranità nazionale, messaggi reiterati dai principali organi del regime e dalla Corte Suprema che ha indicato Delcy Rodríguez come capo ad interim per garantire «continuità istituzionale» [1] [2] [3].
2. Misure di sicurezza, repressione e controllo dell'informazione
Nei giorni successivi all'attacco il governo ha rafforzato la presenza militare nelle strade, autorizzato perquisizioni e arresti legandoli al sostegno all'operazione statunitense e ha proceduto a fermare giornalisti, anche stranieri, mentre le autorità e gruppi paramilitari noti come colectivos sono stati schierati per prevenire manifestazioni di dissenso, una strategia che molti osservatori interpretano come mirata a mostrare controllo e continuità del regime [4] [6] [7].
3. Narrazione politica: resistenza, legittimità e accuse a Washington
La narrazione ufficiale ha messo insieme accuse di colonialismo energetico e la richiesta di prove di vita per Maduro, descrivendo l'operazione come un tentativo di depredazione delle risorse venezuelane e chiamando a una mobilitazione internazionale dei sostenitori del chavismo; il governo ha quindi cercato sia l'appello emotivo interno sia di costruire una rete internazionale di solidarietà contro gli Stati Uniti [5] [6] [8].
4. Azioni istituzionali e politiche estere: la strada diplomatica
Parallelamente alla retorica bellica, Caracas ha spinto la via diplomatica: ha chiesto riunioni internazionali come il Consiglio di Sicurezza dell'Onu, ha ottenuto condanne dalla Russia e dalla Cina e ha denunciato la violazione del diritto internazionale come argomentato anche da fonti Onu; il riferimento esplicito al ricorso agli organi multilaterali cerca di legittimare il governo sul piano internazionale mentre si confronta con accuse di illegittimità e con la cattura di Maduro [9] [10] [3].
5. Ordine pubblico, immagine di continuità e rischio di escalation
La combinazione di misure repressive sul territorio — controlli, arresti mirati e chiusure di attività in aree colpite da scontri — e la promozione di manifestazioni filo-governative organizzate mira a proiettare stabilità, ma analisti e media sottolineano come questa contromisura aumenti il rischio di escalation interna e limiti fortemente lo spazio per il dissenso civile, facendo leva su una narrazione di ‘difesa della rivoluzione’ [4] [5] [6].
6. Alternative, limiti dell'analisi e prospettive
Esistono punti di vista alternativi: Washington sostiene che l'azione mirava a contrastare narcotraffico e a facilitare una transizione, ma la maggior parte delle capitali e degli organismi multilaterali solleva dubbi legali e politici; le fonti disponibili descrivono fatti e reazioni immediate ma non consentono una ricostruzione completa degli accordi dietro le quinte né delle condizioni reali di Maduro dopo la cattura, lacune che rendono incerta la proiezione degli sviluppi prossimi [11] [6] [9].