Quale sara il futuro del brasile?
Executive summary
Il futuro prossimo del Brasile sarà segnato da una crescita moderata e da forti tensioni tra politiche fiscali espansive e la lotta all’inflazione: istituzioni internazionali prevedono crescita intorno al 2–2,5% per il 2025–2026 mentre l’inflazione resta al centro delle preoccupazioni delle banche e dei mercati [1] [2] [3]. Sul piano politico le elezioni del 2026 e le possibili decisioni giudiziarie su figure chiave possono imprimere un’ulteriore volatilità alle prospettive economiche e alla stabilità sociale [4] [5].
1. Crescita fragile: numeri e scenari
Le principali istituzioni stimano un’espansione economica modesta: la Banca Mondiale prevede per il 2025 una crescita intorno al 2,2% e 2,3% nel 2026, mentre il FMI ha rivisto al rialzo le sue stime ma mantiene l’idea di una crescita che resta contenuta, con proiezioni per il 2026 attorno al 2,1–2,4% a seconda della fonte [1] [2] [6]. I rapporti ufficiali e i bollettini di mercato mostrano proiezioni divergenti ma coerenti nel segnalare un rallentamento rispetto al boom del biennio precedente, riflettendo politiche monetarie restrittive e un sostegno fiscale limitato [1] [6].
2. Inflazione e politica monetaria: il dilemma tra crescita e prezzi
L’inflazione rimane elevata e variabile: dati e previsioni registrano tassi intorno al 4–5% nell’immediato e aspettative divergenti per il 2025–2026, con Bank of America che ha alzato le sue stime sull’inflazione per il 2025 e il 2026 in ragione del deprezzamento del real e di pressioni sui prezzi [3] [7]. Di conseguenza la Banca Centrale è stata costretta a mantenere tassi nominali molto alti, e gli analisti prevedono un lento percorso di discesa dei tassi Selic soltanto dopo una pausa elettorale possibile nel 2026 [3] [8].
3. Politica fiscale e rischio elettorale: la posta per il 2026
La tensione principale è fiscale: il governo tenta misure di stimolo che spingono al consumo mentre la politica monetaria cerca di frenare l’inflazione, creando un conflitto che potrebbe mantenere i tassi in doppia cifra e limitare lo spazio di manovra per investimenti pubblici significativi [8] [3]. Le elezioni presidenziali del 2026 sono presentate come un punto di svolta geopolitico e domestico: se il PT restasse al potere probabilmente si proseguirebbe una linea multilaterale e di intervento statale, mentre una vittoria della destra implicherebbe tagli ai programmi sociali e deregolamentazione, con ripercussioni economiche e di stabilità sociale [5] [4].
4. Valuta, mercati e fiducia degli investitori
Il real ha mostrato volatilità e deprezzamento che hanno contribuito alle revisioni al rialzo delle attese di inflazione; le previsioni di mercato vedono il cambio e il valore del real influenzati da politiche interne, prezzi delle commodity e fattori geopolitici, e diversi modelli indicano una possibile stabilizzazione ma con margini di oscillazione significativi fino al 2026 [3] [9]. Il rischio Brasil (termometro della fiducia internazionale) e le mosse della politica economica determineranno il flusso di capitali esteri e il costo del credito, elementi chiave per la crescita futura [8].
5. Rischi climatici e vulnerabilità strutturali
Il clima è un rischio non secondario: previsioni climatiche e studi mostrano variazioni di precipitazioni e rischi per l’Amazzonia e altre regioni che possono impattare agricoltura, infrastrutture e welfare nel medio periodo; le fonti climatiche segnalano tendenze che potrebbero aggravare vulnerabilità già esistenti se non affrontate con politiche di adattamento [10]. Le decisioni su ambiente e regolamentazione saranno dunque anche fattori economici e politici rilevanti nelle valutazioni dei prossimi anni [5].
6. Conclusione: traiettoria di equilibrio precario
Il Brasile sembra avviarsi verso un 2026 di equilibrio precario tra crescita mediocre, inflazione sotto controllo ma ancora alta, e un quadro politico che potrebbe ribaltare scelte di politica economica e relazioni internazionali; le proiezioni di istituzioni come FMI, Banca Mondiale e analisti privati concordano su numeri moderati ma divergono su rischi e politiche efficaci, lasciando spazio a shock politici, fiscali o climatici che potrebbero alterare rapidamente il percorso [2] [1] [3] [5].