Salvini ha fatto perdere voti alla Lega
Executive summary
La Lega ha registrato un crollo di consensi marcato dal picco europeo del 2019: i dati mostrano una discesa dalle soglie del 34% a percentuali intorno al 8–9% e una perdita di milioni di voti, e molte analisi collegano questa erosione al ruolo politico, alle scelte strategiche e allo stile comunicativo di Matteo Salvini, pur senza poter dimostrare una causalità esclusiva fra leader e perdita elettorale [1] [2] [3].
1. Il dato oggettivo: numeri che non mentono
Tra le europee del 2019 — l’apice di consenso della Lega — e le tornate successive il partito ha subito una caduta che gli ha fatto perdere circa sette milioni di voti, passando dal 34,2% a percentuali intorno all’8,9% nelle ultime rilevazioni citate, con riflessi concreti in termini di seggi persi all’Europarlamento e posizioni arretrate nel Centro-Nord dove un tempo era dominante [1] [4] [3].
2. La geografia del tracollo: Nord prima e più di tutti
Il calo è stato più vistoso nelle roccaforti storiche della Lega: Veneto e Lombardia mostrano arretramenti significativi, con Fratelli d’Italia che ha superato la Lega in molte province e con amministrazioni locali leghiste che vedono percentuali in forte calo rispetto a cinque anni prima [5] [6] [3].
3. Dove Salvini entra nella spiegazione: strategie e scelte personali
Analisti e editoriali sostengono che alcune mosse di Salvini — dall’abbandono di posizioni “nordiste” tradizionali alla ricerca di un ruolo di leader nazionale, fino a candidature e alleanze contestate — hanno contribuito a smembrarne il radicamento territoriale e l’identità originaria del partito, esponendo la Lega a concorrenza interna nel centrodestra e a un’esaurimento dell’appeal che aveva in passato [7] [8] [9].
4. I segnali dalle elezioni locali e dai sondaggi: perdita diffusa, non solo episodica
Il confronto con le amministrative e i capoluoghi mostra una perdita in quasi tutti i centri analizzati, con cali in valore assoluto e percentuale (ad esempio Brescia: dal 24,2% al 7,5% nella lista locale), mentre le supermedie sondaggistiche collocano la Lega stabile sotto il 9% e oscillazioni modeste negli ultimi anni, smentendo le narrative autocelebrative di ripresa costante del partito [10] [2] [11].
5. Fattori concorrenti e limiti della tesi “Salvini ha fatto perdere voti”
Esistono spiegazioni alternative che non ricadono interamente sulla figura del segretario: l’ascesa di Fratelli d’Italia e la leadership di Giorgia Meloni, la frammentazione del centrodestra, dinamiche locali (presenza di leader regionali come Luca Zaia), scelte di coalizione e temi nazionali come politica economica e gestione del governo contribuiscono al declino; molte fonti notano che parte del calo è dovuto alla competizione elettorale complessiva e a scelte strategiche del fronte conservatore [1] [5] [9].
6. Agende e interessi impliciti nelle interpretazioni
I commenti più duri contro Salvini provengono anche da osservatori o riviste con posizioni antifranchigia o da ex-ambienti leghisti che hanno interesse a riaprire il dibattito interno; d’altro canto la propaganda del partito enfatizza recuperi locali e sondaggi selettivi — entrambe le posture servono a proteggere leadership e strutture di potere o a delegittimare rivali interni [7] [2].
7. Conclusione ragionata
I fatti mostrano che la Lega ha perso voti in modo significativo e che molte analisi imputano almeno in parte la responsabilità a Salvini per strategie e scelte che hanno eroso il radicamento territoriale e favorito la perdita di elettorato verso altri soggetti del centrodestra; tuttavia non si può affermare, sulla base delle fonti a disposizione, che la colpa sia esclusivamente o meccanicamente sua, dato il ruolo di competitor, leader regionali e dinamiche istituzionali nel determinare i risultati elettorali [1] [5] [10].