In caso di guerra mondiale, il Brasile sarebbe un paesi sicuro in cui vivere? E l'Italia?

Checked on January 6, 2026
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Executive summary

In uno scenario di guerra mondiale la "sicurezza" di un Paese è una combinazione di fattori geografici, alleanze e resilienza interna: il Brasile offre distanza geografica e risorse, ma soffre di vulnerabilità interne e relazioni strategiche che possono attirare attenzioni; l’Italia è esposta per ragioni geografiche e per i suoi legami militari e di intelligence, ma dispone di infrastrutture, alleanze e posizioni strategiche che la rendono difendibile sebbene non immune [1] [2] [3] [4].

1. Brasilia: lontana dai teatri ma non esente da rischi interni

La geografia favorisce il Brasile: grande estensione territoriale, lontananza dai futuri teatri eurasiatici e abbondanza di risorse agricole e idriche lo collocano spesso nelle liste dei Paesi potenzialmente più resilenti in scenari globali di crisi alimentare e spinta alla “neutralità” [1] [5] [6]; tuttavia, la sua storia mostra che la neutralità non è garantita — il Brasile adottò posizioni neutrali fino ad entrare nel secondo conflitto mondiale e inviò truppe in Europa, dimostrando che decisioni politiche possono trascinarlo nel conflitto [7] [8]. Inoltre, le fonti di sicurezza civile e consolare segnalano rischi concreti interni: criminalità urbana, episodi di violenza e il rischio di attentati o sequestri non sono esclusi nemmeno in Brasile, fattori che riducono la sicurezza quotidiana e la capacità di resilienza collettiva in una crisi estesa [4].

2. Roma: posizione strategica, alleanze e vulnerabilità costiere

L’Italia è geograficamente al centro del Mediterraneo e ospita basi e infrastrutture strategiche di Paesi alleati, un elemento che la rende un nodo utile ma anche un potenziale bersaglio in un conflitto su larga scala; articoli che valutano i Paesi più sicuri la collocano in posizioni ben lontane dalla vetta (ad esempio 34° in una classifica citata), e analisti sottolineano che la presenza di basi straniere e di lunghe alleanze con gli USA aumentano il rischio di coinvolgimento diretto [3] [2]. Allo stesso tempo l’Italia dispone di capacità difensive, infrastrutture statali, cooperazione militare e accordi bilaterali che ne aumentano la resilienza strategica, come dimostrano gli strumenti di cooperazione in materia di difesa con partner stranieri [9].

3. Confronto pratico: quale scegliere se l’obiettivo è “sicurezza”?

Se la priorità è la distanza dai teatri principali e la capacità di sopperire a shock agricoli e logistici, il Brasile ha vantaggi evidenti per via delle dimensioni e delle risorse naturali; se invece la priorità è la protezione derivante da alleanze, infrastrutture sanitarie e servizi pubblici consolidati, l’Italia presenta punti di forza — entrambe le valutazioni però vanno temperate: le classifiche online spesso semplificano scenari complessi e non ponderano adeguatamente fattori interni come ordine pubblico o instabilità politica che possono trasformare il “rifugio sicuro” in un luogo problematico [5] [2] [6] [4].

4. Fonti, limiti e lettura critica delle graduatorie

Le liste dei “paesi più sicuri” pubblicate su testate e aggregatori (Money.it, LaVoceDelTrentino, Il Messaggero, Radio105, Tiscali) offrono utili indicazioni ma spesso mescolano criteri differenti — distanza geografica, neutralità storica, risorse naturali, alleanze — senza una metodologia pubblica e trasparente, per cui il loro valore pratico è limitato e va assunto come indicativo piuttosto che prescrittivo [2] [3] [1] [5] [10]. Per valutare seriamente la scelta di trasferirsi in caso di guerra mondiale servirebbero analisi aggiuntive non presenti nelle fonti raccolte qui: piani di continuità statale, capacità di risposta alle emergenze, disponibilità di corridoi umanitari e l’effettiva posizione diplomatica e militare assunta da ciascun governo al momento del conflitto.

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