Durante la chemioterapia per un tumore triplo negativo al seno, è importante consumare proteine o ridurne l’assunzione? se è importante, che tipo di proteine?
Executive summary
La letteratura recente mostra due linee operative apparentemente contrapposte: studi sperimentali e trial controllati esplorano schemi di restrizione calorica e proteica ciclica (dieta mima-digiuno) per potenziare la chemioterapia nel tumore mammario triplo negativo (TNBC) [1] [2], mentre le linee guida cliniche e i gruppi di nutrizione sottolineano l’importanza di prevenire la malnutrizione e garantire un adeguato apporto proteico durante il trattamento [3] [4].
1. Gli studi sperimentali e clinici che riducono proteine: un approccio terapeutico sperimentale
Gruppi italiani coordinati dall’Istituto Nazionale dei Tumori stanno sperimentando una dieta ipoglicemizzante e una “dieta mima‑digiuno” con riduzione di carboidrati e proteine, applicata in modo ciclico in parallelo alla chemioterapia per valutare se la restrizione metabolica aumenti la sensibilità tumorale ai farmaci e l’efficacia immunoterapica; studi come BREAKFAST e successive versioni coinvolgono centri multipli e centinaia di pazienti in protocolli controllati [1] [5] [6] [7]. Questi studi riportano risultati promettenti in fase precoce (miglioramenti nelle risposte al trattamento in alcuni report), ma si tratta di approcci sperimentali applicati in contesti clinici controllati [2] [8].
2. Le linee guida e la ricerca nutrizionale: priorità a evitare la malnutrizione
Le linee guida pratiche di nutrizione oncologica (SINPE‑ESPEN) rimarcano che il supporto nutrizionale migliora aspetti della qualità della vita e che le prove per interventi specifici rimangono limitate; non esistono raccomandazioni forti per l’adozione generalizzata di supplementi specifici come la glutammina, e la prevenzione della malnutrizione resta un obiettivo clinico primario [3]. Strutture cliniche e documenti informativi evidenziano come una dieta sana debba fornire vitamine, minerali, proteine e calorie sufficienti per evitare il deterioramento nutrizionale durante il trattamento [4].
3. Le esigenze pratiche delle pazienti in chemioterapia: appetito, perdita di peso e proteine
La chemioterapia altera spesso gusto e appetito e può ridurre l’assunzione di proteine e grassi; studi osservazionali e articoli di nutrizione oncologica sottolineano che consulenza personalizzata è utile per evitare deficit proteici che peggiorerebbero forza, risposta immunitaria e qualità di vita [9]. Pertanto, nell’ordinario percorso terapeutico il rischio concreto e documentato non è la “troppa proteina” ma la perdita di massa e la malnutrizione, che le linee di cura cercano di prevenire [3] [4].
4. Restrizione proteica: quando è plausibile e quali sono i limiti attuali
La riduzione proteica ciclica è proposta come strategia farmacologica sperimentale in studi clinici con monitoraggio medico e test di laboratorio, non come politica alimentare generalizzata: i protocolli prevedono cicli precisi e controllo strettissimo perché la sicurezza e l’efficacia a lungo termine non sono ancora stabilite al di fuori degli studi [1] [6] [7]. Le evidenze finora provengono da studi limitati per dimensione e follow‑up, quindi non consentono di raccomandare a tutte le pazienti di ridurre sistematicamente le proteine senza supervisione clinica [3].
5. Raccomandazioni pratiche e tipi di proteine basate sulle fonti disponibili
Nell’attuale pratica oncologica raccomandata, l’obiettivo è un’alimentazione bilanciata che prevenga carenze: molti centri promuovono modelli ispirati alla dieta mediterranea con elevata presenza di vegetali, cereali integrali, olio d’oliva e consumi moderati di carne rossa, e alcuni studi in corso confrontano anche regimi prevalentemente vegetariani con schemi di restrizione ciclica [10] [6] [11]. Le fonti proteiche “di qualità” menzionate nel dibattito includono proteine vegetali e animali magre come parte di una dieta bilanciata; tuttavia, le linee guida citate non prescrivono una singola fonte ideale per tutte le pazienti e sottolineano la necessità di un piano individuale [3] [4] [6].
Conclusione: equilibrio e contestualizzazione
Per le pazienti con TNBC sottoposte a chemioterapia la priorità clinica documentata è mantenere uno stato nutrizionale adeguato e prevenire la perdita di massa, quindi l’assunzione di proteine è generalmente importante e va valutata e modulata da nutrizionisti onco‑specializzati; la riduzione proteica ciclica resta una strategia sperimentale da seguire solo nell’ambito di studi clinici autorizzati e sotto stretto controllo medico [3] [1] [7]. Le decisioni individuali devono basarsi sul bilancio tra obiettivi terapeutici sperimentali e rischio reale di malnutrizione, con consulenza professionale dedicata per scegliere tempi, quantità e tipi di proteine.